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Se ne è andato

by Alar (19/07/2007 - 08:57)

Stanotte alle 4:20, è morto il mio cane.
Chi ama gli animali e ha diviso la vita con uno di loro, sa cosa si prova. Chi non li ama, stia zitto e fuori dai coglioni.
Grazie



Spingendo la notte più in là

by Alar (04/05/2007 - 14:23)

Repubblica dedica oggi un lungo pezzo all'uscita del libro in cui uno dei figli di Giuseppe Calabresi racconta il padre.

Spararono a mio padre alle 9.15 mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre. Era appena uscito di casa, dopo vari tentennamenti che lo avevano portato a rientrare per ben due volte, la prima per sistemarsi il ciuffo, la seconda per cambiarsi la cravatta.
...
[Mio padre] invece scavalcò qualcosa, superò delle transenne, io mi attaccai ai suoi capelli, lui mi stringeva le gambe, io avevo timore, sentivo che stavamo facendo qualcosa fuori dalle regole, ma lui mi dava fiducia. Ci avvicinammo alla banda, lui parlò con qualcuno, chiese qualcosa, si piegò sul trombone e me lo fece toccare, solo per un attimo. Tornammo indietro, io ero felice, mi sentivo grande, forte, orgoglioso di stare sulle sue spalle, mi sembrava avessimo fatto una cosa coraggiosissima.

Leggo questo righe, penso al mio cucciolo e mi si stringe il cuore. So che se mi accorgessi che sto per morire penserei al mio cucciolo che esce da scuola e chiede "Perché non è venuto il babbo a prendermi?". E immagino che Calabresi abbia pensato le stesse cose. E, per sgombrare ogni possibile equivoco, lo dico forte e chiaro: Calabresi non doveva morire, non doveva essere ucciso, indipendentemente dal giudizio sull'uomo, dal fatto che per il figlio fosse un eroe e per Lotta Continua un assassino. Nessuno tocchi Caino, e nessuno tocchi Abele.

Però il 15 dicembre 1969, un uomo che Calabresi e la sua squadra stavano interrogando, è venuto giù dal quarto piano della questura. Si trattava di Giuseppe Pinelli , indagato per la strage di P.za Fontana.
Si disse che si era suicidato, davanti alle prove schiaccianti.. ma  le indagini successive hanno dimostrato che la pista anarchica era una bufala.
Anche Pinelli è stato atteso invano, anche in casa di Pinelli i telefoni hanno squillato, e qualcuno ha suonato alla porta e  ha detto "Giuseppe ha avuto un incidente, è in ospedale..."

L'inchiesta sulla morte di Pinelli si concluse attribuendo la morte di Pinelli ad un malore attivo, secondo la sentenza pilatesca del giudice Gerardo D'Ambrosio: lo stress degli interrogatori, le troppe sigarette a stomaco vuoto unito al freddo che proveniva dalla finestra aperta avrebbero causato un malore e Pinelli, invece di accasciarsi, avrebbe spiccato un balzo in avanti, causando la caduta.



Del resto nemmeno su Piazza Fontana o su Piazza della Loggia siamo riusciti a capire qualcosa.
Io per primo.
Però su una cosa sono disposto a scommettere: Sofri non ha mandato Marino a sparare a Calabresi.

Dasvidanie

La risposta ai teorici del niente, di Filippo Facci

by Alar (22/12/2006 - 10:12)

"dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori".
Trovo questo fiore di pensiero libertario dove mai mi sarei aspettato di trovarlo: Il Giornale. E qui lo riporto, con un solo rammarico: non ho scritto io queste righe
(Articolo originale)
La risposta è questa: niente. Io rovescio la domanda, e chiedo a quei tanti che da settimane declamavano solo ciò che non andava fatto: dite, che cosa andava fatto? Mascherata da astratta difesa della vita, la loro implicita risposta resta questa: niente. Bisogna lasciare le cose come stanno. Bisogna lasciare che il caso Welby possa sembrare solo l'ultima baracconata dei Radicali, bisogna lasciar credere che Piergiorgio Welby fosse un depresso che chiedeva l'eutanasia: e non un uomo coraggioso che da anni aveva chiesto di poter evitare quella morte per soffocamento che nessun respiratore gli avrebbe infine evitato, un uomo che negli ultimi giorni di vita, invitato a resistere, rispose che non voleva più restare nel braccio della morte.
Un uomo che ha cercato di percorrere una via di legalità formale, un uomo come i tanti che si sono immolati in un Paese incapace di non procedere a strappi, un uomo che mercoledì notte ha chiesto che gli fosse staccato il respiratore non certo sulla base dei tempi della politica o della magistratura e purtroppo dello sciopero dei giornalisti: ha scelto e basta, ha rifiutato l'elemosina di un distacco clandestino, e non esiste il rischio che diventi una bandiera come teme qualche onorevole: lo è già. Ma ciò non si vuole. E allora bisogna lasciar credere che il nostro Paese non abbia neppure bisogno di una normativa più chiara: e non sull'eutanasia, che nessuno o quasi realisticamente chiede, ma sul maledetto accanimento terapeutico o sulla possibilità di un testamento biologico, sul cosiddetto consenso informato, ciò che c'è in tutta Europa mentre da noi c'è questo: niente.
È così chiara, la norma, che abbiamo delegato la vita o la morte di Welby alle carte bollate dei tribunali, oppure a medici secondo i quali per legge non si poteva intervenire mentre un altro medico ha pensato evidentemente di sì, sicché la spina l'ha staccata. È chiarissima, la norma. È per questo che anche il Consiglio Superiore di Sanità ha chiesto una nuova legge per distinguere tra accanimento e cura:
perché è chiara. La verità, a latere del nostro prezioso dibattere, è che il fisiologico ritardo culturale della politica ha registrato un ulteriore distacco dalla realtà. Le opinioni sui giornali sono lampanti, ma mai abbastanza da illuminare il grigio di quella clandestinità italiana dove il decesso di centinaia di migliaia di persone è accompagnato da un intervento non dichiarato dei medici.
È stata un'indagine del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano, e non di Pannella, ad aver appurato che il 3,6 per cento di essi ha praticato l'eutanasia e il 42 per cento la sospensione delle cure, tipo appunto staccare un respiratore. È una rivista autorevole come Lancet ad aver sostenuto che il 23 per cento dei decessi, in Italia, è stato preceduto da una decisione medica, e che il 79,4 per cento dei medici è disposto ad interrompere il sostentamento vitale. Ma come stiano realmente le cose non interessa: la Commissione affari sociali, ieri l'altro, ha inspiegabilmente respinto la proposta d'istituire un'indagine conoscitiva sul fenomeno. Si fa, non si dice né si deve sapere. È questa la morale molto italiana che avvolge un dibattito che Welby chiese al Presidente della Repubblica, ricevendone in cambio questo nostro fumo: del resto si trattava solo di aspettare che morisse, scambiando per vita la sua agonia. Ora è finita.
Chi lo amava, chi nei suoi occhi leggeva ormai solo la più terrificante delle umane coscienze, chi in quella stanza osservava la morte che pazientava con clinica certezza, senza fretta, così da poterlo gratuitamente torturare, ora dice grazie.

Chiamatemi Giuseppe

by Alar (11/12/2006 - 12:06)

Ieri sera mio figlio ha cominciato a mostrare segni di eccitazione particolare. Non riusciva a stare fermo, continuava a fare la spola fra la porta e il suo computer.
A un certo punto non ci siamo tenuti e gli abbiamo chiesto cosa c'era.
Marmocchio: "Sto aspettanddo Paolo"
Io: "Paolo chi?"
MArmocchio: "Il capoangelo. Ha detto che mi veniva a trovare" (babbo e mamma si toccano all'unisono i coglioni) "Si, perché quando iero dagli angeli cantavo sempre, ero il canterino degli angeli e dovevo sempre richiamarlo a cantare"
Io: ...
Marmocchio: Eccolo, eccolo, ciao Paolo (corre alla porta)
Marmocchio: venite a conoscerlo, Paolo questo è il mio babbo, questa è la mia mamma, ecco siediti li sul divano (BAbbo e Mamma giurano che se sul divano appare un incavo d'ora in avanti berranno solo orzata)

Poi Paolo si è nascosto, "Lo fa sempre"
Marmocchio: Vieni babbo, stai qui in cucina con Paolo e spiegagli che lavoro fai (mi chiude in cucina)

Da sempre, mio figlio parla della sua vita "con gli angeli" riferendosi al periodo prima di nascere.
La sera prima della notte in cui è morta la nostra cagnolina lui ci disse "Ginger è triste perché non mangerà piu'" (E notare che è morta per un embolo, quindi non c'era alcun sintomo che potesse far capire che stava male)

Fortuna che ha solo 6 anni:. non mi sento ancora pronto a spiegare come nascono i bambini al nuovo Messia. Già pulirgli il culo mi inquieta, ho sempre paura che galleggi.