Venezia, 2 operai morti per asfissia
ANSA) - VENEZIA, 18 GEN - Due operai addetti ai lavori di pulizia della stiva di una nave sono morti a Porto Marghera. Secondo una prima ricostruzione, i due sarebbero morti per asfissia a causa dell'alta concentrazione di anidride carbonica nell'ambiente in cui stavano lavorando. (FOTO ARCHIVIO)
Che ne dici Mastella, sarà piu' pericoloso essere cattolico o essere operaio in questo paese di merda?
La storia di Artan
Artan Plaka, albanese, 19 anni, è morto in una fabbrica tessile ad Agliana, in provincia di Pistoia: era al suo primo giorno di lavoro. E' rimasto incastrato in una macchina per la lavorazione della lana. Nessuno si è accorto di nulla. Davanti alla fabbrica si sono riuniti, dopo l'incidente, molti connazionali, tutti operai della zona. Un altro incidente mortale sul lavoro a Bergamo, dove un camionista senegalese è stato travolto dalla merce che stava scaricando.
Artan lavorava ad una macchina per sfilacciare la lana. Una specie di piovra meccanica che ha lo scopo di massacrare le pezze di lana. La macchina, come tutte quelle pericolose, è dotata di svariati sistemi di sicurezza sia attivi (sensori) sia passivi (disposizione dei pulsanti/leve di avvio tale da obbligare chi aziona la macchina a stare in zona di sicurezza). Purtroppo, come si legge sul giornale del giorno dopo, la maggior parte di questi dispositivi ERA STATA DISATTIVATA. Perché sicurezza e produttività, si sa', non van bene assieme.
E allora, scusate se ci ritorno, ma se a un minorenne che nella bolgia dei disordini davanti al Massimino di Catania agita un pezzo di lamiera e colpisce un ispettore di polizia attribuiamo "omicidio volontario", ad un un padrone che DISATTIVA i meccanismi di sicurezza di un macchinario pericoloso perché gli operai lavorino piu' in fretta cosa dovremmo dare? "Tentata strage" mi parrebbe il minimo. Invece, accetto già scommesse, alla fine non si risalirà a chi "fisicamente" ha manomesso la macchina, si dirà che sono stati gli operai stessi e la vita di Artan (per la quale non si ferma non dico il calcio ma manco la bocciofila di Agliana) sarà pagata con una multa.
Dasvidanie
Spingendo la notte più in là
Repubblica dedica oggi un lungo pezzo all'uscita del libro in cui uno dei figli di Giuseppe Calabresi racconta il padre.
Spararono a mio padre alle 9.15 mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre. Era appena uscito di casa, dopo vari tentennamenti che lo avevano portato a rientrare per ben due volte, la prima per sistemarsi il ciuffo, la seconda per cambiarsi la cravatta.
...
[Mio padre] invece scavalcò qualcosa, superò delle transenne, io mi attaccai ai suoi capelli, lui mi stringeva le gambe, io avevo timore, sentivo che stavamo facendo qualcosa fuori dalle regole, ma lui mi dava fiducia. Ci avvicinammo alla banda, lui parlò con qualcuno, chiese qualcosa, si piegò sul trombone e me lo fece toccare, solo per un attimo. Tornammo indietro, io ero felice, mi sentivo grande, forte, orgoglioso di stare sulle sue spalle, mi sembrava avessimo fatto una cosa coraggiosissima.
Leggo questo righe, penso al mio cucciolo e mi si stringe il cuore. So che se mi accorgessi che sto per morire penserei al mio cucciolo che esce da scuola e chiede "Perché non è venuto il babbo a prendermi?". E immagino che Calabresi abbia pensato le stesse cose. E, per sgombrare ogni possibile equivoco, lo dico forte e chiaro: Calabresi non doveva morire, non doveva essere ucciso, indipendentemente dal giudizio sull'uomo, dal fatto che per il figlio fosse un eroe e per Lotta Continua un assassino. Nessuno tocchi Caino, e nessuno tocchi Abele.
Però il 15 dicembre 1969, un uomo che Calabresi e la sua squadra stavano interrogando, è venuto giù dal quarto piano della questura. Si trattava di Giuseppe Pinelli , indagato per la strage di P.za Fontana.
Si disse che si era suicidato, davanti alle prove schiaccianti.. ma le indagini successive hanno dimostrato che la pista anarchica era una bufala.
Anche Pinelli è stato atteso invano, anche in casa di Pinelli i telefoni hanno squillato, e qualcuno ha suonato alla porta e ha detto "Giuseppe ha avuto un incidente, è in ospedale..."
L'inchiesta sulla morte di Pinelli si concluse attribuendo la morte di Pinelli ad un malore attivo, secondo la sentenza pilatesca del giudice Gerardo D'Ambrosio: lo stress degli interrogatori, le troppe sigarette a stomaco vuoto unito al freddo che proveniva dalla finestra aperta avrebbero causato un malore e Pinelli, invece di accasciarsi, avrebbe spiccato un balzo in avanti, causando la caduta.
Del resto nemmeno su Piazza Fontana o su Piazza della Loggia siamo riusciti a capire qualcosa.
Io per primo.
Però su una cosa sono disposto a scommettere: Sofri non ha mandato Marino a sparare a Calabresi.
Dasvidanie
Libera nos domine
Un bimbo con una giacca da poliziotto troppo grande per lui, smarrito in questa tragica parodia di carnevale.
Una figlia che ondeggia leggendo parole smarrite con cui farsi scudo
Una mamma congelata nel dolore.
Un babbo che non torna a casa. Ne' oggi, ne' mai.
Non mi piace il mestiere che avevi scelto FIlippoe probabilmente non sarei mai stato tuo amico. Non so se eri un poliziotto buono o uno cattivo, non so se eri alla Diaz, non so se anche per te la parabola inclinata per il lancio dei lacrimogeni è una linea retta ad altezza d'uomo. Non so se saresti stato fra i poliziotti che han pestato Federico Aldrovandi o fra quelli che li hanno arrestati.
Non so se usavi il manganello, non so se eri a favore o contro la pena di morte.
Non lo so e non mi interessa.
NON DOVEVI MORIRE. Nessuno deve morire.
Non si deve volare giù da un'impalcatura, non si deve essere linciati dentro una macchina di servizio.
Non si deve morire sul lavoro. Anche se ci sono lavori piu' pericolosi ed altri meno.
In italia, nel 2006, ci sono state 1250 morti sul lavoro e oltre quasi un milione di incidenti (Fonte: http://www.superabile.it).
I dati Inail:
1250 morti l'anno sono 3 al giorno, e sono abbastanza certo che non muoiono 3 poliziotti al giorno. Per fortuna non muoiono nemmeno 3 poliziotti al mese. E' quindi probabile che sia piu' pericoloso fare il muratore che fare il poliziotto.
Allora io chiedo funerali di stato per OGNI morto sul lavoro. Voglio un presidente della confedilizia che blocca tutti i cantieri non a norma quando un ragazzo vola giù da un'impalcatura su cui è salito senza imbracatura di sicurezza.
Non saremo un paese civile finché ci saranno padri e madri che escono di casa per andare a lavorare e tornano dentro una bara.
Dasvidanie
Erba velenosa
Vacillo, lo ammetto, vacillo.
Da padre, sento che potrei tirarla la famosa prima pietra su Olindo e Rosi, i due assassini deficienti. Deficienti, perché se in quelle testoline piene di segatura ci fosse stato un barlume di senso comune avrebbero capito che se ammazzi una persona che ti ha fatto causa due giorni prima dell'udienza in tribunale forse uno scontrino sgualcito come alibi non è un granché. E se avessero capito questo Youssof starebbe ancora giocando col suo pigiamino addosso.
Per questo, da un migliaio di anni su per giù ci siam fatti l'idea che la giustizia l'amministri gente che lo fa di mestiere e che riesca ad allontanarsi dalle vicende quel tanto che basta per rappresentare la nostra parte migliore e non quella, animalesca, che vorrebbe Rosi e Olindo sgozzati in piazza come quel bimbo.
Un unico pallido raggio di sole illumina questa vicenda.
La polizia, dopo un primo innamoramento, ovvio e scontato nelle terre della lega, per la pista del regolamento di conti fra extracomunitari (visto che il papà magrebino additato immediatamente come colpevole da tutta la stampa aveva avuto la dubbia fortuna di essere a Tunisi), ha saputo riscattarsi e cercare questi due bravi italiani, lavoratori, il cui commento agghiacciante, registrato dai microfoni degli investigatori è stato:
"Ora si che si dorme bene"
Democrazia
E' questa la democrazia che abbiamo portato in Iraq? Uomini incappucciati che impiccano un vecchio? Un vecchio stronzo, d'accordo, ma sempre un vecchio. E poi sulla pena di morte non si possono fare sconti. Se si è contro si è contro. Punto.
E io sono contro.
Intendiamoci, sono realista. Credo che fucilare Mussolini sia stato a suo tempo il male minore, e non mi sarei scandalizzato se Saddam fosse stato ucciso "per sbaglio" durante la cattura. Ma la farsa di legalità con cui hanno voluto coprire quello che è semplicemente un omicidio politico non mi è andata giù. Oltretutto, pare che una volta impiccato Sadam i processi si fermeranno. Quindi si conferma che lo scopo non era fare luce sugli anni bui della dittatura, ma semplicemente far fuori il vecchio. E non è bello.
Ah, giusto per non scordare che non tutti i tiranni sono uguali: Pinochet è morto nel suo candido lettino.
Dasvidanie
La risposta ai teorici del niente, di Filippo Facci
"dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori".
Trovo questo fiore di pensiero libertario dove mai mi sarei aspettato di trovarlo: Il Giornale. E qui lo riporto, con un solo rammarico: non ho scritto io queste righe
(Articolo originale)
La risposta è questa: niente. Io rovescio la domanda, e chiedo a quei tanti che da settimane declamavano solo ciò che non andava fatto: dite, che cosa andava fatto? Mascherata da astratta difesa della vita, la loro implicita risposta resta questa: niente. Bisogna lasciare le cose come stanno. Bisogna lasciare che il caso Welby possa sembrare solo l'ultima baracconata dei Radicali, bisogna lasciar credere che Piergiorgio Welby fosse un depresso che chiedeva l'eutanasia: e non un uomo coraggioso che da anni aveva chiesto di poter evitare quella morte per soffocamento che nessun respiratore gli avrebbe infine evitato, un uomo che negli ultimi giorni di vita, invitato a resistere, rispose che non voleva più restare nel braccio della morte.
Un uomo che ha cercato di percorrere una via di legalità formale, un uomo come i tanti che si sono immolati in un Paese incapace di non procedere a strappi, un uomo che mercoledì notte ha chiesto che gli fosse staccato il respiratore non certo sulla base dei tempi della politica o della magistratura e purtroppo dello sciopero dei giornalisti: ha scelto e basta, ha rifiutato l'elemosina di un distacco clandestino, e non esiste il rischio che diventi una bandiera come teme qualche onorevole: lo è già. Ma ciò non si vuole. E allora bisogna lasciar credere che il nostro Paese non abbia neppure bisogno di una normativa più chiara: e non sull'eutanasia, che nessuno o quasi realisticamente chiede, ma sul maledetto accanimento terapeutico o sulla possibilità di un testamento biologico, sul cosiddetto consenso informato, ciò che c'è in tutta Europa mentre da noi c'è questo: niente.
È così chiara, la norma, che abbiamo delegato la vita o la morte di Welby alle carte bollate dei tribunali, oppure a medici secondo i quali per legge non si poteva intervenire mentre un altro medico ha pensato evidentemente di sì, sicché la spina l'ha staccata. È chiarissima, la norma. È per questo che anche il Consiglio Superiore di Sanità ha chiesto una nuova legge per distinguere tra accanimento e cura: perché è chiara. La verità, a latere del nostro prezioso dibattere, è che il fisiologico ritardo culturale della politica ha registrato un ulteriore distacco dalla realtà. Le opinioni sui giornali sono lampanti, ma mai abbastanza da illuminare il grigio di quella clandestinità italiana dove il decesso di centinaia di migliaia di persone è accompagnato da un intervento non dichiarato dei medici.
È stata un'indagine del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano, e non di Pannella, ad aver appurato che il 3,6 per cento di essi ha praticato l'eutanasia e il 42 per cento la sospensione delle cure, tipo appunto staccare un respiratore. È una rivista autorevole come Lancet ad aver sostenuto che il 23 per cento dei decessi, in Italia, è stato preceduto da una decisione medica, e che il 79,4 per cento dei medici è disposto ad interrompere il sostentamento vitale. Ma come stiano realmente le cose non interessa: la Commissione affari sociali, ieri l'altro, ha inspiegabilmente respinto la proposta d'istituire un'indagine conoscitiva sul fenomeno. Si fa, non si dice né si deve sapere. È questa la morale molto italiana che avvolge un dibattito che Welby chiese al Presidente della Repubblica, ricevendone in cambio questo nostro fumo: del resto si trattava solo di aspettare che morisse, scambiando per vita la sua agonia. Ora è finita.
Chi lo amava, chi nei suoi occhi leggeva ormai solo la più terrificante delle umane coscienze, chi in quella stanza osservava la morte che pazientava con clinica certezza, senza fretta, così da poterlo gratuitamente torturare, ora dice grazie.






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