Fort Villani, the Bronx
Oggi si e' scontrato giocando e ha preso una botta sul naso, che potrebbe pure starci, pero',nonostante perdesse sangue dal naso e' stato "soccorso" dalla C., non dalla maestra, che comunque ha scritto una nota sul quaderno (basata presumo sui racconti dei bambini visto che non era presente ne durante ne' dopo).
Quello che mi fa imbestialire e' che poi ha raccontato che tornando da mensa due compagni [di cui non faccio il nome] lo hanno preso, portato lontano dalla classe e levato una scarpa (dice che G. ha visto), finche' non e' passata una maestra di un'altra classe e li ha sgridati.
Gli ho chiesto se G. e' intervenuto o se ha cercato di attirare l'attenzione della sua maestra, ma mi ha risposto che i bambini dovevano rientrare in classe dove la maestra li aveva preceduti (e quindi non poteva sentirlo).
Gli altri episodi si riferiscono a pestaggi (due/tre contro uno) durante le uscite in cortile o nei trasferimenti fuori dalla classe, o "dispetti" a mensa.
Gli ho raccomandato di fare gruppo con i suoi amici, ma sembra non basti o non sia permesso per via della disposizione dei posti.
Io resto un po' sgomento.. ho il ricordo della mia maestra delle elementari... che era all'ultimo ciclo prima della pensione, e che ci doveva fare tutto.. (compreso ginnastica) da sola.
C'erano poi le bidelle (santi angeli del te', rimedio miracoloso per mali di pancia e ogni altro disturbo).
Fine.
Non ricordo di aver mai preso uno schiaffo ne tantomeno un pugno da un altro bambino o, se per questo, di averne dati.
Non ricordo che prendessimo mai anche solo in considerazione "l'idea" di alzarci e girare per la classe mentre la maestra parlava. Non c'era nemmeno il giardino, portato via dall'alluvione il primo mese di scuola e ripristinato solo molti anni dopo quando ero ormai al liceo.
Eppure c'erano bambini, come si suol dire, di ogni estrazione sociale. Eravamo una normalissima classe elementare dei primi anni 60.
Cos'e' successo allora adesso? Bastano 5 anni di Moratti a spiegare tutto? O siamo tutti troppo disattenti, stressati, angosciati, schizzati e la scuola altro non è che il luogo dove esplodono le immancabili contraddizioni?
Un filo di speranza
In questi giorni due casi stanno tenendo banco riguardo al nostro malconcio sistema scolastico: quello della professoressa "di bocca buona" , e quello del ragazzino "troppo buono".
Avevo all'inizio ben pochi dubbi su quale si sarebbe conquistato (e mantenuto) piu' in fretta le prime pagine.
L'"insegnante", si sa, è nell'immaginario erotico di tutti gli italiani cresciuti a Alvaro Vitali e Edwige Fenech, mentre i disabili si sa, a meno che non siano ex sindacalisti cgil passati alla CDL, non bucano lo schermo. Mi immaginavo già gli articoli "dico non dico" con un florilegio di locandine cui io per primo non mi sottraggo:

E a questo copione pare si siano adattati i ragazzini coinvolti che sembrano piu' intenti a bullarsi che ad elaborare la violenza subita (che comunque c'e', e resta).
Come resta, resta tutta, la violenza subita da "Mario", come lo ha battezzato Republlica, Mario che ha solo la colpa di non sapersi difendere. Non sapersi difendere dalla propria goffaggine, dalla propria disabilità. Non tutti i ragazzi down imparano a dipingere coi piedi o con la bocca.
Per alcuni pulirsi il sedere correttamente nelle scomode strutture scolastiche, da soli, senza l'aiuto di un bidello(che non c'e' e "non è tenuto a farlo"), un insegnate di sostegno (che non c'è sempre e "non è tenuto a farlo") sarebbe già una conquista importante.
Per altri, la cui sindrome di down ha colpito al cuore e non al fisico, tutto questo è solo noia. E pretesto. Pretesto per sentirsi belli e vincenti accanto a un perdente buono per tutte le stagioni. Un'occasione da ricordare, da filmare, un po' come fanno i miliari in iraq: Ciao mamma, questo sono io che sparo a uno straccione, qui invece mangio la pizza.
Dov'è allora il filo di speranza del titolo?
Non ho ancora letto "E' stata solo una ragazzata". E su Repubblica online di oggi il mongoloide appare prima della pompinara. E questo, in questa Italia, non è poco.
Dasvidanie
Cresce...
E anche oggi, appena varcato l'antico portone della scuola elementare mi ha detto "Ciao babbo!" ed è corso su.
Un altro strappo al cordone ombelicale. Il tempo in cui lo accompagnavo per la manina su fino in classe (è finito nella sezione aggiunta all'ultimo momento e gli è toccata la classe in assoluto piu' lontana dalla porta di ingresso, nonché la piu' piccola) è durato solo 1 settimana.
Vivo questi suoi successi in un certo senso lacerato fra l'orgoglio e il rammarico. Il mio cucciolo ogni giorno è un po' meno cucciolo. Come dev'essere, com'è giusto.
Ma com'è difficile restare padri quando i figli crescono e le mamme imbiancano.






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